Il Territorio

 

Localizzazione del comune

Lentini è un importante centro situato nell’estrema punta Nord della provincia di Siracusa, nella regione geografico-amministrativa che nel periodo arabo veniva chiamata Val di Noto. Più vicino a Catania (30 km separano i due centri) che al capoluogo di provincia (45 km è la distanza da Siracusa), Lentini confina con i comuni di Carlentini, Francofonte, Scordia, Palagonia, Militello, Augusta, Buccheri, Catania, Vizzini. Sorge a 53 m. sul livello del mare e ricopre una superficie di 215,84 km². I suoi abitanti sono circa 27.000 e la densità edilizia si aggira intorno ai 123 abitanti/km². Estesa verso la piana di Catania (conosciuta in tempi antichi con il nome di Campi Leontini), la città sorge in una valle, delimitata a sud ovest da un sistema di colli non molto alti, che conservano testimonianze del suo passato storico. Comprende anche il territorio di Sigonella, dove è insediata una base militare NATO. Non ha sbocchi diretti sul mare, ma sono facilmente raggiungibili le due spiagge di Agnone Bagni e di Vaccarizzo. La prima, che dista da Lentini circa 6 km., si trova nel territorio del comune di Augusta; la seconda, che dista 10 km, si trova nel territorio del comune di Catania. Le principali vie di comunicazione sono: la strada statale 194 Catania-Ragusa; la SS.385 che collega a Caltagirone; la SS.114 Catania-Siracusa e la recentissima autostrada Catania-Siracusa. È fornita di stazione ferroviaria deputata al traffico nazionale e locale di passeggeri e merci.

Orografia

Lentini si colloca sulle pendici settentrionali dei Monti Iblei, i quali presentano una morfologia sostanzialmente omogenea. Il tavolato ibleo, la cui sommità non supera i 1000 metri di quota, è infatti costituito da vaste terrazze di bianco calcare digradanti dal Monte Lauro. Il colore bianco di questi rilievi così alti e rocciosi definisce cromaticamente la provincia siracusana e la pone in netto contrasto con le scure rocce eruttive di quella catanese. Le caratteristiche geologiche di questo ambiente favoriscono anche il fenomeno dei canyon, "cave" o “gole” dall’aspetto imponente che si sono formate grazie all'azione erosiva dei vari corsi d'acqua e hanno aperto valli dalle pareti a strapiombo. I più famosi sono quelli delle Riserve Naturali Orientate di Pantalica e di Cavagrande del Cassibile nella Valle d’Anapo. È proprio per queste caratteristiche naturali del territorio che si diffuse la tipologia insediativa dell’abitare rupestre, largamente testimoniato nella Sicilia orientale dalla preistoria sino a giungere alle soglie della modernità. La cava è, infatti, un microambiente rurale che, fin dall’antichità, ha offerto la possibilità d’insediamenti in cui l’uomo poteva sopravvivere praticando caccia, piccola coltivazione, pastorizia, sfruttando le risorse selvatiche della natura e l’acqua dei torrenti e dei fiumi che scorrevano in fondo alla cava. Oltre ad essere adibite come prime abitazioni, le caverne naturali furono adibite anche a masserie, luoghi di culto e di devozione religiosa. Di questi esempi doveva esserne ricca la città in epoca greca e poi anche medievale, quando le abitazioni rurali si trovavano dislocate sui due colli Metapiccola e S. Mauro e ad esse si giungeva attraverso un reticolo di stradine strette e tortuose che ne seguivano i livelli. Sulla sommità di questi rilievi, in epoca greca, svettavano, alti e imponenti, gli edifici sacri e al centro della valle si collocava l’agorà. Ancora oggi se ne conservano tracce dalla straordinaria importanza antropologica e culturale oltre che archeologica. Tra gli altri colli che circondano l’abitato odierno vi è il colle Tirone, dove sorgono i resti di un antico castello risalente all’epoca greca e poi riutilizzato da romani, arabi e in epoca federiciana.

Idrografia

La rete idrografica è poco sviluppata per la scarsità di precipitazioni ed è costituita da corsi d'acqua generalmente brevi e per lo più a regime torrentizio con piene invernali (le tipiche fiumare). Questa raggiera di corsi fluviali si dirama dal Monte Lauro e disegna l'intero territorio siracusano. Tra questi il San Leonardo è il fiume del comprensorio leontino.

Questo fiume, noto come Terias all’epoca dei greci, scorre a nord di Lentini e oltre ad essere un importante fonte di approvvigionamento idrico, rappresentò un’importante via di comunicazione perché collegava la città al mare.

Imbarcazioni non molto grandi lo navigavano, soprattutto in prossimità della città dove il Terias lasciava il posto a piccoli fiumiciattoli e torrenti il più importante dei quali era il Lisso e insieme ad esso il Carrunchio. Oggi i due corsi d’acqua scorrono al di sotto del suolo urbano e vengono utilizzati come fognatura: il Lisso, scorre ad ovest del Monte S. Mauro e attraversa sotto terra tutto il centro storico di Lentini, incrociando in corrispondenza di Piazza Umberto I il Carrunchio.

Superato il territorio leontino, al confine con la provincia di Catania, troviamo invece il fiume Simeto che nasce dalle pendici meridionali dei Nebrodi e raccoglie le acque dei versanti occidentale e meridionale dell'Etna.

Il Lago Biviere

La sua origine, avvolta nel mito di Ercole, è datata da fonti certe ad un periodo a cavallo tra XII e il XIII sec. Furono i Templari che, nell’intento di realizzare una grande riserva per la caccia e la pesca, deviarono il corso del fiume Trigona - Galici attraverso una possente muraglia impedendone lo sbocco nel san Leonardo e innalzando il livello dell’acqua.

Esso comprendeva due isole (Grande e Piccola) e nel lato nord aveva una sorta di promontorio chiamato “Cannedda di S. Francesco”. Oltre a garantire il rifornimento idrico, il lago, per via di una deviazione, consentiva la viabilità con la città. Il Biviere vantava una ricca e lussureggiante flora lacustre e costituiva l'habitat ideale per rari e bellissimi volatili tra cui cicogne, aironi, cigni, fenicotteri e aironi. La pesca offriva anguille, cefali, tinche, rospi e rane; la caccia il pollo sultano, le anatre, la gallinella d’acqua. Altre risorse erano: l’enorme quantità di canna di palude che veniva tagliata e poi venduta ai fornai per ardere il fuoco, il falasco, o tifa, con cui si costruivano le barche dei cacciatori e il giunco utilizzato per la realizzazione dei canestri. La sua estensione era di circa 4 kmq e il fondale era basso (solitamente 2 metri, anche se in annate molto piovose poteva arrivare sino a 4). Per questo, sopraggiunto il periodo estivo, si sviluppava una foltissima vegetazione che impediva il movimento ondoso, rendendo l’acqua stagnante. L’anofele trovava in queste acque il suo habitat naturale e la malaria segnò le sorti del lago. La sua bonifica iniziò subito dopo l'unità d'Italia. Dopo un primo progetto di risanamento del 1876, il piano di bonifica fu realizzato nel 1930, ad opera del barone Beneventano e dell'Ing. Pisano e i lavori durarono circa 30 anni. Alla fine del gli anni ’70 il lago del Biviere è stato ricostituito come invaso artificiale ed occupa oltre 1000 ettari. Il suo argine complessivamente è lungo 10 km. La capacità di contenimento è di circa 127 milioni di d’acqua, utilizzati principalmente per uso agricolo e industriale. Attualmente la splendida “Oasi del Biviere” non è liberamente fruibile, ma da tempo sono stati avanzati progetti per la realizzazione di strutture ricettive e sportive.

Mare e dintorni

Come già detto, Lentini non gode di uno sbocco sul mare ma la costa è poco distante e facilmente raggiungibile. Bagnato dal Mar Ionio, è il largo Golfo di Catania, basso e sabbioso, ad accogliere le spiagge di Agnone Bagni e quella di Vaccarizzo, ovvero le mete più immediate. Fino al 1978 ad Agnone esisteva una “baraccopoli”, ma dal 1979 in poi prese il via una barbarica opera di cementificazione che, purtroppo, ha contribuito a rovinare questo tratto di costa. Nel 2003, dopo anni di lavori, si è inaugurata la sistemazione del lungomare fornito di marciapiede e impianti doccia. Per trovare un litorale alto e roccioso dobbiamo spostarci più a nord di Catania o nell’ampia baia di Augusta, a partire da Brucoli, piccolo borgo di mare frequentatissimo nei mesi estivi.

Forma Urbana

Stando alla testimonianza dello storico greco Polibio, Lentini appare sin dalla sua fondazione come una città rivolta a settentrione con in mezzo una valle, sede dei magistrati, dei giudici e di tutta l’agorà, fiancheggiata da colli scoscesi pieni di case e templi, i colli S. Mauro e Metapiccola. Due porte ne consentivano l’accesso, una rivolta a sud che portava a Siracusa, da ciò Porta siracusana o Porta Siracusa, l’altra a nord, che conduceva ai Campi Lestrigoni, detti poi Leontini, zona coltivata per lo più a grano, da cui Porta Nord. Il fiume Lisso attraversava la valle ed era fonte di approvvigionamento idrico anche per le abitazioni rupestri che si affacciavano sul suo corso. In età medievale la città si apre alla valle con abitazioni singole, solarate o su un unico livello, che si addensavano intorno ai principali edifici religiosi. Rasa completamente al suolo dai due violenti terremoti del 1542 prima e del 1693 poi, Lentini venne riedificata sempre nello stesso sito, impedendo così lo sviluppo di una struttura urbana più ordinata. La città riprese l’antica pianta medievale con stradine strette e una stratificazione di case fitte e variegate. Questa scelta segnò l’assetto urbanistico futuro e ciò è riscontrabile quando osserviamo che lo spazio destinato alla Piazza e agli edifici settecenteschi è rimasto invariato fino ad oggi. Alla fine dell’800, nonostante fosse in atto la prima grande emigrazione verso le Americhe, l’aumento della popolazione determinò un’espansione verso la periferia e non fu più possibile intervenire sull’impianto centrale precedente. Tuttavia la costruzione di strade e abitazioni fu sottoposta a maggiore controllo e queste sorsero più decorose ed omogenee.

Da allora l’urbanizzazione della periferia e l’espansione dei comuni limitrofi, il quartiere di “Santuzzi” o Carlentini Nord ne è l’esempio, continuò anche dopo la seconda grande emigrazione degli anni ‘50/’60 verso il nord Italia industrializzato e l’Europa centro-occidentale. Dopo la ricostruzione postbellica, la città mostra un volto più lineare, specie provenendo da Catania. Il primo ingresso, di cui la città dispone lungo la S.S.194, ci immette nella grande arteria che attraversa Lentini tagliandola in due. Percorsa l’ampia e lunga via Etnea e la via Vittorio Emanuele III ci ritroviamo al centro della città. Piazza Beneventano, detta anche “la Rotonda”, segna l’inizio del principale nucleo storico. Da qui infatti si sviluppa Via Garibaldi, che è sede di numerose attività commerciali (bar e negozi), culturali (cine-teatro Lo Presti, circoli, sedi di associazioni) e civili (la villa comunale Gorgia e sedi di partiti politici). Subito dopo troviamo un’area geometrica irregolare e allungata che comprende le due principali piazze: Piazza Duomo, piccola e quadrangolare, su cui si affaccia la Chiesa Madre, e Piazza Umberto I, più grande e trapezoidale, a margine della quale sorge il Palazzo di Città. Superato questo spazio urbano, l’arteria principale giunge e termina presso il quartiere “Santa Mara Vecchia”.

Un’altra arteria, costituita da via Conte Alaimo e via Francofonte, congiunge la piazza con la zona 167 “Alaimo”. Un assetto viario molto irregolare, con case basse e vecchie, caratterizza i quartieri storici di “S. Paolo” e “Roggiu”, mentre una fitta scacchiera di viuzze parallele distingue il popoloso quartiere “Sopra Fiera”. Le altre zone come “S.Antonio”, “Scala” o la zona “Campo”, di recente espansione, presentano strade più ampie e regolari.

Tuttavia la mancanza di una adeguata attenzione alle tipologie della memoria urbana hanno distrutto l’omogeneità architettonica ed urbanistica tanto inseguita e preservata nell’800. Oggi la città è in un continuo stato di trasformazione che coinvolge marcatamente l’area periferica ma che non disdegna il centro.

Un progetto prevede, ad esempio, la riunificazione di piazza Duomo con l’area dove è ubicato il Monumento ai Caduti in guerra.

Clima

Il clima è mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati molto calde. In genere si distinguono nettamente due stagioni, una piovosa, con concentrazione delle precipitazioni in un solo periodo dell'anno, da ottobre a marzo, con punte massime tra fine novembre e gennaio, l'altra asciutta, da aprile a settembre, con condizioni di semiaridità in giugno, luglio e agosto. Spesso il disagio estivo aumenta quando soffia lo “scirocco”, vento caldo-umido proveniente dal Sahara e accompagnato da un pulviscolo rossastro. Esso spira con periodicità irregolare, per  tre o quatto giorni di seguito, durante i quali, nel passato, le risorse idriche venivano utilizzate con parsimonia per garantire l’irrigazione delle colture di maggior pregio. Le temperature minime raggiungono raramente i 0°, le massime superano anche i 35°.

Per www.lentinionline.it ® a cura di Annalisa Sciacca

                               

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